Chi siamo / i fili di Arianna

Sulla pagina del sito del Master il primo anno galleggiavano due astronauti: sotto di loro il mondo, molto vicino, che offriva paesaggi di urbanità informali, di tessuti urbani vernacolari e territori esotico-industriali. Gli astronauti ci raccontavano di uno sguardo strabico, che riusciva per un lato ad osservare il territorio urbano planandovi ed esplorandolo direttamente, calpestandone il suolo ed esperendone l’atmosfera; dall’altro, a conservare le migliaia di chilometri utili per orbitarvi intorno ed osservarlo da lontano (distanza necessaria, a volte, sia per una analisi critica che per scatenare gli immaginari dei luoghi che non conosciamo).

Il secondo anno da Pompei è arrivata la tuffatrice, un brulicare di tuffatrici e tuffatori color rosso pompeiano, che si lanciano e riemergono da uno specchio d’acqua sullo sfondo della Città dello Sport, capolavoro dell’incompiuto romano dell’archistar Santiago Calatrava. Le tuffatrici ci sollecitavano sullo sprofondare, sull’immergersi, e poi, appunto, sull’emergere: l’emergenza, nel doppio significato della parola, e dunque l’allarme per il pericolo repentino di un fenomeno in atto, ma anche l’emersione di circostanze, dinamiche e spazi che da quel pericolo possono salvarci.

Quando ci chiedono che cos’è questo master spesso rispondiamo “è un master che si occupa di territorio dal punto di vista umanistico e scientifico, non tecnoscientifico”. È un master che non intende produrre professionalità intenzionate ad inserirsi nel mondo lavorativo entrando ciecamente nel sistema di controllo e produzione del territorio neoliberista, ma persone capaci di osservarlo elaborando critiche utili alla decostruzione e al superamento di quel sistema. È un master che prende posizione, perché afferma che il territorio lo si deve studiare e governare attraverso uno sguardo multidisciplinare: specificità dell’offerta formativa del master è infatti l’impegno a integrare i diversi saperi e la pluralità di competenze necessarie quando si affrontano i temi sollevati dall’abitare, e operare in una dimensione territoriale, urbana, ambientale. L’obiettivo è infatti sviluppare le conoscenze necessarie per leggere e comprendere il contesto territoriale e urbano da differenti prospettive all’interno dell’ambito umanistico, coinvolgendo saperi quali l’architettura, l’urbanistica, la geografia, l’economia, la filosofia politica, la storia dell’arte e l’estetica. I diversi sguardi si compenetrano, talvolta in forma complementare e talvolta in modalità oppositive, scatenando micro-conflittualità che esprimono il portato della messa in gioco di ogni ambito disciplinare. Per far ciò, sembra importante sottolineare il ruolo della dimensione collettiva: in questo senso, il master si rivela utile non solo come laboratorio di formazione condivisa, ma anche come collettivo di elaborazione di saperi inediti e critici. Le Environmental Humanities sono una forma innovativa di ricerca che fa tesoro della crescente consapevolezza in merito alla crisi climatica e alle trasformazioni ecologiche, e intendono costruire e offrire strumenti analitici e operativi per il dibattito pubblico e per gli interventi sul territorio.