Modulo 4 / Studi Urbani

agercivitas. Oltre la contrapposizione tra naturale e civile. Il profilo tra costruito e spazi aperti è, da sempre, la peculiarità di Roma. Forre, crinali, coltivi – oggi, ancor più che nel passato – non sono un altrove rispetto alla città costruita: nel territorio abitato, esteso ben oltre i confini amministrativi, l’urbanizzato è solo una parte del tutto e si è fatto metropoli senza passare per la città. Nella città-territorio la struttura non è stabile, e tutto ancora necessita di essere ripensato, modificato. La disciplina urbanistica è quindi chiamata, innanzitutto, a re-interrogarsi sulle ragioni e implicazioni del fare, nei confronti di una condizione urbana per alcuni aspetti inedita e ancora inafferrabile, e sulle aporie e relazioni fertili fra tre grandi sfere d’incidenza sul reale: intenzionalità progettuale, progettualità implicita, regolazione.

Il modulo si articola in due momenti, con finalità didattiche distinte, ma fortemente legati tra loro:

  • lezioni costruite in forma di dialogo con ospiti esterni, consentiranno di costruire la cornice complessiva che lega le riflessioni del modulo di studi urbani al tema del master;
  • un’esercitazione/esplorazione, finalizzata alla costruzione di un “ritratto” collettivo riguardante una porzione della città-territorio, declinato sulla base dell’esperienza professionale e di ricerca dei partecipanti; il ritratto costituirà il precipitato delle riflessioni attorno alle categorie “del biologico e dell’artefatto”, senza una contrapposizione, ma come “zone di passaggio tra naturale e civile”, “né ager né civitas”.

Dialoghi

1) Genotipo: genealogie di pensiero del progetto “urbano”

  1. norma e forma
  2. maschile e femminile (come opposizione tra pensiero forte e pensiero debole)

A partire da un focus sulla definizione di selvatico legata alla costruzione dell’“alterità” si costruirà una cassetta degli attrezzi per affrontare in modo critico alcune antinomie: femminile/maschile, razionale/irrazionale, formale/informale, preferendo coltivare modi di “mettere al mondo” come ricerca di un esile equilibrio tra regola e forma. Attraverso la presentazione di casi studio e contributi di studiosi dell’urbano, si intende rendere gli studenti curiosi e capaci di maneggiare le categorie concettuali che permettono di attivare la tensione tra polarità del pensiero senza renderle escludenti.

2) Fenotipo: come inseguire la vita che si trasforma 

  1. riconoscere segni di progettualità
  2. progetto implicito e progetto esplicito

La seconda riflessione riguarda la prevedibilità e gli esiti attesi e inattesi di chi opera – a varie scale e con vari propositi – nella costruzione dell’urbano. In senso metaforico, il concetto di selvaggio è alla base di una riflessione sull’“aver luogo” attraverso la deriva, come ritrovamento di una serie di fili. Esistono luoghi materiali e immateriali che sono comunicanti, senza frontiera netta: giardino, bosco, deserto, campagna, campo. Essi sono coltivabili attraverso le narrazioni, proprie sia delle discipline letterarie che di quelle urbanistiche. Come incide sulla possibilità di “fare mondo”, l’esclusione di alcuni generi di progetto – considerati “informali” – dal repertorio ufficiale degli strumenti di composizione dello spazio e delle relazioni? Così come accade con l’attuale supremazia del romanzo rispetto alla poesia e ad altri generi considerati minori, alcuni progetti urbani sono prodotti come ‘opere di conforto’ che vengono richieste al progettista. Questo porta a delimitare il campo dell’azione del progetto, che si comporta come unico contenitore che tagli fuori altri luoghi possibili di immaginazione del reale e altri modi di entrare in contatto con questo reale. “Fare comunità” attorno a questi generi “maggiori” di progetto – attraverso le narrazioni e la partecipazione alla vita civica – è soltanto uno dei modi di riconoscere il manifestarsi di una cultura urbana condivisa. Nello stesso modo in cui si fa con la poesia, il teatro e altri tipi di scrittura, si vuole proporre una riflessione su altri “generi minori”, su un “divenire minore” che tuttavia spesso assume delle forme espressive più esplicite di ciò che si crede, a livello spaziale e nel modo di tessere significati.

Lungo la direttrice nord. Ordito e trame per mettere in tensione “l’altrove”

L’esercitazione/esplorazione riguarderà un’area lungo la direttrice nord (valle del Tevere), un settore interessato da dinamiche di trasformazione: “tracimazione” della popolazione urbana, incremento della superficie urbanizzata, costruzione di veri e propri cluster produttivi specializzati nella logistica e nel commercio, moltiplicazione dei paesaggi operazionali (le parti di territorio asservite a usi tecnologici, indispensabili per il funzionamento della città), immersi e giustapposti allo spazio agricolo e naturale. Quest’ultimo, ampiamente prevalente in termini di estensione, è pienamente investito dall’influenza dell’urbano che si manifesta attraverso i cambiamenti fisici, l’imposizione di modelli culturali, il condizionamento delle relazioni economico-sociali.

I partecipanti saranno impegnati nella costruzione di un ritratto collettivo, concepito come una cartina di tornasole ed evidenziatore di interrogativi e sollecitazioni che saranno messe in connessione con la postura e gli esiti delle sessioni di dialogo. Il ritratto cercherà di ricomporre uno spettro di “domande” e di “questioni” che consentano di interpretare quella condizione urbana che oggi descriviamo attraverso categorie oppositive o per negazione (né ager, né civitas).  

 

MODULO 4 / STUDI URBANI
/ Cfu 6 / Ore 60 di cui 36 frontali

Dall’8 maggio al 30 maggio 2020

Coordinatori: Giovanni Caudo, Mauro Baioni


Per l’edizione del master 2018, il modulo di Studi Urbani si è occupato del complesso tema della rendita urbana, provando a comprenderne i meccanismi di formazione, appropriazione e la possibile redistribuzione. I risultati del modulo sono raccolti in un numero de leNote di Urbanistica, scaricabile gratuitamente qui sotto: