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MODULO 3 Studi Urbani ed Environmental Humanities

MODULO 3
Studi Urbani ed
Environmental Humanities

Modulo 3
Studi Urbani ed
Environmental Humanities

MODULO 3 Studi Urbani ed Environmental Humanities

Il modulo intende fornire le possibili declinazioni di un approccio critico alla complessità dei fenomeni urbani. Costruire la città nuova è stata la principale dinamica di unificazione del globo. Ma, all’apice del processo di urbanizzazione planetaria, le città non rappresentano più l’avventura della conquista del nuovo, assimilabile ad un “fronte” che avanza. Tensioni e contraddizioni alimentano una domanda di modificazione di una città già costruita e abitata. Il cambiamento consiste perciò in una sovrascrittura “con-testuale” che si deve rapportare con una condizione urbana per alcuni aspetti inedita e ancora inafferrabile. Di fronte al fatto che oggi né i meccanismi economici né quelli decisionali/politici sembrano in grado di costruire un patto tra avvenire e città, si è prodotto un duplice spiazzamento, sia nel senso comune che nelle discipline del piano e del progetto.

In reazione a questo spaesamento, ci dobbiamo confrontare con la rinegoziazione del “terrestre” e il “riatterraggio” tra i luoghi (Latour, Tracciare la rotta, 2018), assumendo una postura diversa al cospetto del vivente. Chi si occupa del farsi della città e del fare città deve acquisire la capacità di stare nelle contraddizioni più stringenti della condizione umana. Il tempo dell’incertezza che ci appartiene è gravido di innovazione, ma per essere compreso (e, se è il caso, stabilizzato) richiede uno sguardo che sappia andare dentro le cose e nella profondità, serve una rinnovata capacità di vedere e interpretare le cose. Per questa ragione, nel modulo rimettiamo al centro la volontà progettuale di comprendere e accompagnare i fenomeni urbani, liberandoci da narrazioni e slogan fuorvianti e dalle derive tecnocratiche che hanno la presunzione di controllare ogni aspetto della vita. Attraverso lo sguardo della disciplina urbanistica, proponiamo alcune riflessioni sulle ragioni e implicazioni del fare, sulle aporie e sulle relazioni fertili fra le diverse sfere d’incidenza sul concreto che costruisce il mondo.

Il tema di quest’anno (2026). Elementi#4 – Aria

Aria della città.
Infrastrutture, atmosfere, patrimoni urbani

L’aria della città rende liberi[1]: questa antica espressione racchiude un’idea fondante della modernità urbana, secondo cui la città è spazio di emancipazione, di incontro, di accesso a servizi, cultura e diritti civili. Oggi, però, questa promessa è messa in discussione da processi sociali, ambientali e politici che hanno trasformato la città in un luogo di crisi ambientale, fragilità delle infrastrutture pubbliche e disuguaglianze spaziali. Il modulo di Studi Urbani esplora la tensione tra l’aria come metafora di libertà urbana e l’aria come misura delle condizioni materiali e simboliche dello stare in città. L’aria non è solo un elemento fisico: è condizione ecologica, elemento politico, infrastruttura culturale. Essa qualifica taluni dispositivi urbanistici, servizi, parchi, reti infrastrutturali e patrimoni spaziali, definendo modalità di accesso alla città e tracciando confini sociali e ambientali. Per comprendere la città contemporanea, è dunque indispensabile indagare come l’aria sia stata “condizionata”, controllata, regolata da politiche e strumenti progettuali, ma anche come infrastruttura viva che media relazioni tra natura, artificio e società.

Partendo da questa premessa, nel modulo saranno sviluppate tre direttrici di riflessione.

Aria e infrastrutture urbane: la città moderna è stata costruita attraverso un insieme di infrastrutture materiali (servizi pubblici, attrezzature culturali, reti di trasporto) e immateriali (diritti di cittadinanza, accesso alle risorse) che hanno reso possibile la vita collettiva. Il verde urbano — dai giardini pubblici ottocenteschi come Central Park e i grandi parchi parigini, alla mobilitazione City Beautiful — ha costituito un elemento fondativo di questa infrastrutturazione, inteso come spazio di salute e luogo di relazioni sociali. Tuttavia, la crisi del welfare urbano, la privatizzazione degli spazi e le disuguaglianze nell’accesso alle attrezzature collettive hanno eroso questa capacità emancipativa. In Italia, un riferimento fondante nel quale approdano queste dimensioni è la questione degli standard urbanistici come si è evoluta a partire dalla formulazione del DM 1444 del 1968.

Aria condizionata e dispositivi di controllo: ispirandosi alla critica di Peter Sloterdijk (Terrore nell’aria), il modulo indagherà come l’aria sia divenuta progressivamente oggetto di tecnicizzazione, controllo e stratificazione politica: dai sistemi di climatizzazione e filtrazione alle tecnologie di smart city che monitorano la qualità dell’aria, fino alle strategie di sicurezza e difesa che rendono visibili/invisibili i confini atmosferici. In questo quadro, l’atmosfera urbana si configura come campo di potere e di governance, luogo di conflitto tra interessi e diritti.

Natura, artificio e rigenerazione ecologica: il rapporto tra natura e artificio è da sempre al cuore dell’urbanistica: il verde urbano non è mai un “dato naturale”, ma piuttosto un prodotto culturale e strategico di governo del territorio e delle relazioni sociali. Ambienti come parchi, corridoi ecologici, sistemi di verde pubblico sono oggi chiamati a funzioni integrate: mitigazione climatica, filtrazione atmosferica, supporto alla biodiversità, benessere collettivo. In questo contesto si inseriscono le novità normative europee, in particolare la Nature Restoration Law, che impone obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino degli ecosistemi urbani, la protezione e l’espansione degli spazi verdi e la rigenerazione dei servizi ecosistemici entro il 2030. La legge rappresenta un punto di svolta normativo per ripensare il ruolo delle città come ecosistemi resilienti e giusti, in cui l’aria, il verde e la qualità dell’ambiente divengono infrastrutture pubbliche da tutelare e rigenerare secondo criteri di equità e partecipazione.

Infine, il modulo pone un’ulteriore dimensione teorica e pratica: il patrimonio urbano come memoria dell’aria e delle infrastrutture collettive, intese come i luoghi e i dispositivi che influiscono sull’evoluzione delle relazioni tra ambiente, società e cultura. Dai giardini storici alle strutture pubbliche del welfare urbano, il patrimonio costituisce una lente privilegiata per leggere la tensione tra passato e futuro delle città, tra conservazione e trasformazione.

Il percorso didattico prevede lezioni teoriche, casi studio, seminari e laboratori, e mira a fornire strumenti critici e progettuali per comprendere la città come sistema di atmosfere, infrastrutture e servizi, interrogando il significato dell’aria come elemento chiave dell’abitare contemporaneo e della libertà collettiva.

[1] Questa espressione risale al Medioevo, ed era usata nel Sacro Romano Impero Germanico, soprattutto a partire dal XII secolo. Non ha un autore singolo, ma è piuttosto un detto giuridico e culturale legato alle trasformazioni sociali e legali dell’epoca. Nel contesto medievale, significava che un servo della gleba (cioè un contadino legato alla terra e al suo signore feudale) che riusciva a vivere in una città per un anno e un giorno senza essere reclamato dal suo signore, diventava automaticamente un uomo libero. Le città, infatti, godevano di privilegi e statuti speciali, concessi dai sovrani, che le rendevano luoghi relativamente autonomi e più aperti rispetto al sistema feudale delle campagne.

Sono stati docenti del modulo:

Giovanni Caudo, Mauro Baioni, Martina Pietropaoli, Federica Fava, Nicola Vazzoler, Roberto Camagni, Claudio Calvaresi, Giovanni Longobardi, Annalisa Metta, Patrizia Gabellini, Sofia Sebastianelli, Sara Braschi, Fabrizia Cannella, Roberto Sparapani, Federica Fava, Ernesta Caviola, Francesco Marullo, Ilaria Vasdeki, Antonia Gravagnuolo, Lorenzo Tripodi, Gianluca D’incà Levis, Cristina Bianchetti, Cristina Renzoni, Elena Dorato, Massimo Allulli, Elisa Piselli, Leonardo Latini, Federico Cini, Roberto Meloni, Riccardo Morelli, Cinzia Fabrizi, Massimo Allulli e Raffaella Florio, Caterina Moroni, Linda Di Pietro, Massimo Manini, Francesco Maria Giuli, Antonio Di Gennaro, Benjamin Foerster-Baldenius, Paolo Pileri, Laura Centemeri, Alessandro Coppola, Barbara Pizzo, Silvano Tagliagambe.

MODULO 3 / STUDI URBANI
/ Cfu 6 / Ore 60 di cui 36 frontali

Dal 22 maggio al 13 giugno 2026

Coordinamento: Mauro Baioni, Giovanni Caudo, Federica Fava, Martina Pietropaoli

Programma del modulo

Bibliografia di riferimento

presto disponibile

Scarica il volume di NU3 “Rendita urbana e redistribuzione”